Il dialetto siciliano. L'originale superlativo

Nel dialetto siciliano, non esistono né il tempo futuro né il modo condizionale. La struttura linguistica dice molto del carattere di un popolo. In siciliano non esiste neppure il superlativo assoluto: questo grado dell’aggettivo non è nemmeno concepito al punto che non esiste un termine per indicarlo. Difficile perciò fornire una regola rigida, con le sue eccezioni.

La modalità più frequente consiste nella ripetizione dell’aggettivo: curtu curtu (molto basso detto di una di persona, o brevissimo di un oggetto), longu longu (molto alto, detto di una persona, o molto lungo), autu autu (molto alto), vasciu vasciu (molto basso).

Analogamente per alcuni avverbi: assai assai (moltissimo), picca picca (pochissimo); vicinu vicinu (vicinissimo), luntanu luntanu (lontanissimo); araciu araciu (pianissimo, molto lentamente), forti forti (molto forte, molto velocemente, con molta forza).

Non così però con l’aggettivo “Beddu” (bello) o con “Tintu" (cattivo nel senso di malvagio). In questo caso si fa ricorso a una sorta di accrescitivo: Bidduni e Tintuni, o alla locuzione “veru beddu” o "veru tintu".

Il dialetto siciliano. L'originale superlativo - 1

Nel dialetto siciliano, inoltre, di alcuni aggettivi, il superlativo non esiste e viene sostituito o da forme retoriche: amaru feli, duci un meli, (amaro come il fiele, dolce come il miele); o si fa ricorso al altri aggettivi.

Friddu friddu, ad esempio, vale soprattutto con valore connotativo (deluso), mentre di una cosa molto fredda si dice “agghiacciata”.

Caru, invece, (costoso) non ha superlativo. In qualche caso si può ricorrere all’espressione di meraviglia “veru caru”! E tuttavia una cosa può risultare “chiù cara di ‘n’autra” (più costosa di un’altra).

Né si può pensare, infine, all’uso di un avverbio preposto o posposto. Assai, collocato dopo un aggettivo indica non il superlativo, ma l’eccesso con valore negativo. Cauru assai, ad esempio, non è caldissimo, che meglio si dice veru cauru, ma che scotta.

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